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Eventi fuori abbonamento

CHANGE 15 (20,30)

CHANGE 15 (20,30) - POLITEAMA Napoli

 

 

 

 

 

 

POLTRONA     13,00

PALCO            10,00

per acquistare on line clicca qui

http://www.bigliettoveloce.it/new_spettacolo.aspx?id_show=3677 

 

Musiche Carlo Morelli   Emilio Carrino   Enrico Mormile

Coreografie Gennaro Cimmino e Chiara Barassi

regia Bruno Garofalo

collaboratore alla regia Gennaro Monti

TEATRO STABILE DI NAPOLI KEVIN SPACEY IN "RICCARDO III" 2015

TEATRO STABILE DI NAPOLI KEVIN SPACEY IN "RICCARDO III" 2015 - POLITEAMA Napoli

 

 

 

 

 

 

 

«CORRIERE DELLA SERA»

Kevin Spacey: «Recito a Napoli, ma 
non so niente di Eduardo De Filippo»

Per il Napoli Teatro Festival l'attore americano in scena
con «Riccardo III». «Sarà rabbioso come Gheddafi»

ROMA — La gobba, una gamba storta, il bastone su cui si poggia per camminare: uno storpio. Kevin Spacey è un «Riccardo III» ripugnante, l'archetipo del dittatore. «Potremmo facilmente riconoscervi figure come quella di Gheddafi — azzarda il paragone l'attore statunitense, naturalizzato britannico, direttore artistico dell'Old Vic —. Riccardo è invidioso, rabbioso, guerrafondaio: tutte caratteristiche che lo accostano a un qualsiasi dittatore contemporaneo. È sorprendente l'attualità di Shakespeare. Il testo è così moderno, da poter essere ambientato ai giorni nostri».

Il 14 e 15 ottobre, lo spettacolo approda al Teatro Politeama di Napoli con la regia di Sam Mendes: unica tappa italiana, a conclusione del Festival Teatro Italia diretto da Luca De Fusco. «Non conosco bene l'Italia — ammette Spacey — anche se sono ovviamente affascinato dalla sua storia. Avevo già sentito parlare della manifestazione di Napoli, ma non avevamo intenzione di portarvi lo spettacolo, perché ci aspetta una tournée molto impegnativa, quindi ora volevamo fare una pausa. All'interno della compagnia si è sviluppato un grande fermento, una gran voglia di cogliere al volo quest'occasione... ed eccoci qui». Se però gli ricordiamo che Napoli è la città di Eduardo De Filippo, autore amato e rappresentato da grandi attori inglesi, lui risponde un laconico «Non so». Tant'è. Non a caso il regista Mendes, legato all'attore da un rapporto di lavoro e d'amicizia che dura dai tempi di «American Beauty», film con cui Spacey vinse l'Oscar nel '99, lo ha definito «un raggio laser».

Un tipo ribelle, Kevin, sin da ragazzo, quando fu espulso dalla scuola militare dove i genitori lo avevano iscritto, perché aveva picchiato, sia pure per legittima difesa, un compagno. «Con Sam c'è un'intesa perfetta — assicura — mi fido totalmente di lui e mi piace credere che, quando lavoriamo insieme, ognuno di noi tiri fuori il meglio dell'altro. Lavorare con Sam significa esplorare un testo... se gli chiedo il motivo per cui devo dire una battuta in un certo modo piuttosto che in un altro, lui non dice mai "perché così mi piace": motiva sempre le sue richieste con un ragionamento, una riflessione». Ed è da questa intesa che è nato il progetto triennale, con cui stanno portando in giro capolavori di Shakespeare ma anche di Cechov: «Quando sono diventato direttore dell'Old Vic, una delle prime telefonate che ho fatto è stata a Mendes, per chiedergli di mettere in scena qualcosa insieme: lui è un regista britannico che vive a New York, io sono un attore americano che vive a Londra. Per sei anni ci siamo parlati e riparlati, poi abbiamo creato il Bridge Project, metà americano e metà inglese, con cui produciamo spettacoli». Diventato famoso sul grande schermo, Spacey si dedica ormai soprattutto al palcoscenico, di cui rivendica le origini artistiche («Io vengo dal teatro!») e ne esalta il valore terapeutico («È un modo per penetrare nelle pieghe della propria anima, dell'inconscio»).

Ma preferisce il teatro forse anche perché, come ha affermato di recente, il cinema gli propone sceneggiature «decisamente improponibili»: «Il teatro mi piace per l'energia che dà il contatto con il pubblico». Interpretare Riccardo III non è facile neanche per un Premio Oscar: «È un personaggio che ti spinge sempre oltre. Bisogna andare in posti della propria mente in cui generalmente non si vuole andare. Esaminare tutte le cose di cui ti penti nella tua vita, le persone di cui hai abusato, le scortesie che hai fatto. È necessario, in un certo senso, scoprire tutto il peggio della tua vita, per poi condividerlo con gli altri». Insomma, proprio come una seduta psicoanalitica? «Diciamo che ho dovuto calarmi nel personaggio in maniera totale, al 150 per cento. Ed è per questo che ho smesso di bere, ho smesso di fumare, ho smesso tutto per dedicarmi completamente a ciò che questo ruolo richiede». Tuttavia i rischi e le trappole nelle attualizzazioni del repertorio classico sono sempre in agguato: «È vero — concorda — ma i testi di Shakespeare sono estremamente elastici e immortali, quindi estremamente attualizzabili. Soprattutto molto comprensibili al grande pubblico, hanno ritmo, sono poetici...».

Nonostante i problemi di gestione, si sente fiero di essere alla sua settima stagione da direttore artistico dell'Old Vic: «Ha una storia straordinaria, dal 1818 a oggi vi hanno lavorato i più grandi, da Olivier a Richardson, da Gielgud a Peter O'Toole, Burton e Judi Dench». In altri termini, si sente in buona compagnia: «Le difficoltà però sono tantissime, anche perché l'Old Vic non riceve sovvenzioni pubbliche. Dobbiamo tenerci in piedi da soli e trovare tutti i soldi di cui abbiamo bisogno. Comunque, mettere in scena una produzione a teatro è una cosa stimolante, straordinaria, anche se costosa e difficile per gli enormi sforzi che richiede». Allora è vero che lo Spacey, divo cinematografico, utilizza i suoi cachet per finanziare lo Spacey attore teatrale? «L'Old Vic — glissa con fair play — deve dire grazie soltanto alla Bank of America Merrill Lynch, che ha creduto nel Bridge Project e ha deciso di diventare lo sponsor anche della stagione teatrale. L'importante — conclude — è confezionare dei cartelloni all'altezza dell'istituzione che li ospita: quando gli spettacoli sono belli, le stagioni sono belle».

Emilia Costantini

 

RASSEGNA "TEATRO DI TRADIZIONE"

RASSEGNA "TEATRO DI TRADIZIONE" - POLITEAMA Napoli

CHANGE 15-16 (20,30)-18 (18,30) aprile

Teatro Stabile di Napoli 11-12 FEBBRAIO 2016 " Y OLE' "

Teatro Stabile di Napoli 11-12 FEBBRAIO 2016  " Y OLE' " - POLITEAMA Napoli

 

 

 

 

 

 

 

 

Uno spettacolo di Josè Montalvo

una produzione del Théâtre  National de Chaillot

coproduzione Théâtres de la Ville de Luxembourg