TARABARALLA. IL TESORO DEL BRUCO BARONESSA - 22 settembre 2021

TARABARALLA. IL TESORO DEL BRUCO BARONESSA - 22 settembre 2021 - POLITEAMA Napoli

Mercoledì 22 settembre 2021, ore 18:30

TARABARALLA. IL TESORO DEL BRUCO BARONESSA

Approda a Napoli il progetto culturale itinerante di educazione finanziaria per ragazzi “Tarabaralla”, una mostra e uno spettacolo musicale – completamente gratuiti – generati dall’albo illustrato Tarabaralla. Il tesoro del bruco baronessa, realizzato da Carthusia edizioni in collaborazione con BPER Banca, impegnata in percorsi educativi in ambito sociale e culturale, con testi e musiche della compositrice e pianista Elisabetta Garilli e immagini dell’illustratrice Valeria Petrone.

La tappa napoletana, sostenuta dalla Fondazione Campania dei Festival, è mercoledì 22 settembre alle 18:30 al Teatro Politeama: una performance artistica rivolta alle famiglie con bambini e ragazzi di ogni età - ingresso libero su prenotazione: kolibrinapoli@gmail.com e 333 5223339 - ingresso consentito a partire dalle 17:45 – con musica dal vivo, voce recitante, video-installazioni e interpretazioni musicali e coreutiche  della “colonna sonora” del libro – scaricabile gratuitamente attraverso QR code – da parte di dieci artisti del Garilli Sound Project.

A fine spettacolo BPER Banca donerà un libro ad ogni bambino.

 

PARADISO - 25 e 26 settembre 2021

PARADISO - 25 e 26 settembre 2021 - POLITEAMA Napoli

CAMPANIA TEATRO FESTIVAL

PARADISO - 25 e 26 settembre 2021, ore 21:00

DAL PARADISO DI DANTE ALIGHIERI

REGIA, COREOGRAFIA E SPAZIO VIRGILIO SIENI     
INTERPRETI JARI BOLDRINI, NICOLA CISTERNINO, MAURIZIO GIUNTI, ANDREA PALUMBO, GIULIO PETRUCCI
COSTUMI SILVIA SALVAGGIO
LUCI VIRGILIO SIENI E MARCO CASSINI
ALLESTIMENTO DANIELE FERRO
PRODUZIONE COMUNE DI FIRENZE, DANTE 2021 COMITATO NAZIONALE PER LE CELEBRAZIONI DEI 700 ANNI
COLLABORAZIONE ALLA PRODUZIONE FONDAZIONE TEATRO AMILCARE PONCHIELLI – CREMONA

Il Paradiso di Dante ricompone il corpo secondo una lontananza che è propria dell’aura, un luogo definito dal movimento, da ciò che è mutevole. Un viaggio che si conclude nello spazio senza tempo della felicità.

Il cammino di Dante non è assimilabile a niente, pura invenzione di una lingua inappropriabile che si trasforma in molecole di dialetto e oralità, gesto sospeso e luccicanze improvvise.

Dante non è un flâneur, viaggiatore della notte alla ricerca di se stesso nelle pieghe infernali della città; né un wanderer, viandante immerso negli abissi della malinconia e letteralmente risucchiato dai paesaggi emozionali; né un passeggiatore scanzonato, come ci indica divinamente Petrarca, cioè un camminatore che tiene lontani i pensieri invadenti e si sospende nell’ “errabondare tra le valli”. È un cammino dall’umano al divino, dal tempo all’eterno.  Lo spettacolo è la costruzione di un giardino e non riporta la parola della Divina Commedia, non cerca di tradurre il testo in movimento ma si pone sulla soglia di una sospensione, cerca di raccogliere la tenuità del contatto e il gesto primordiale, liberatorio e vertiginoso dell’amore. Danza dialettale che si forma per vicinanze e tattilità. La prima parte presenta la costruzione di un giardino fisico di gesti. Quintetto fisico che traccia il suolo di passi intesi come piantumazioni di un giardino immaginario. La coreografia è costruita per endecasillabi di movimenti dove i versi della danza ritrovano il risuonare della rima da una terzina all’altra. Questo continuo manipolare, accarezzare e pressare lo spazio invisibile intorno ai corpi edifica un continuum di terzine sillabiche del gesto: una maniera umile per porsi nei confronti della loro magnificenza geometrica, matematica e cosmica. Allo stesso tempo il gesto scaturisce da una ricerca sullo spazio tattile e sull’aura della persona. La coreografia immagina e materializza corpi fuori dal corpo, ripercorrendo le nodature e le striature muscolari, facendo emergere un contesto dove le piante riflettono la loro presenza in emanazione luminosa. I danzatori creano un gioco di vicinanze e di prossimità, stabilendo una nuova forma di contatto, dove il tocco non tange la pelle ma lo spazio auratico dei corpi. Nella seconda parte tutto avviene cercando nel respiro delle piante la misura per costruire un giardino quale traccia e memoria dei gesti che lo hanno appena attraversato. La vicinanza con la natura ci immerge in un limite che sembra un gioco ritrovato: sono loro, le piante, a scegliere e a determinare i gesti, le misure, le ombreggiature, le sparizioni. È il loro modo di accarezzarci che smuove i corpi secondo incontri e traiettorie che richiedono sempre solidarietà; la loro esistenza accoglie e fa esistere i nostri movimenti. La coreografia è costruita portando, sollevando e depositando le piante nello spazio. Questo passeggiare insieme a loro, sentirne chiaramente il peso e il volume, ci ha istruito sul senso della lentezza e dello scorrimento: canali gestuali e “amorosi”. In questo contesto di relazione e convivenza, la danza assume l’aspetto di un respiro che organicamente ritrova un contatto diretto con la tenuità delle foglie e il loro riferirsi costantemente alla luce, accudendola. Le piante restituiscono il vero senso della danza, la lingua penultima: dialettale e popolare, in grado di mettere in dialogo le persone secondo declinazioni astratte, simboliche, inventate e immediatamente inscritte nella memoria.

RIFARE BACH - 29 settembre 2021

RIFARE BACH - 29 settembre 2021 - POLITEAMA Napoli

CAMPANIA TEATRO FESTIVAL

RIFARE BACH - 29 settembre 2021, ore 21:00

COREOGRAFIA E REGIA ROBERTO ZAPPALÀ 

MUSICA JOHANN SEBASTIAN BACH

UN PROGETTO DI ROBERTO ZAPPALÀ E NELLO CALABRÒ 

LUCI E SCENE ROBERTO ZAPPALÀ 

COSTUMI VERONICA CORNACCHINI E ROBERTO ZAPPALÀ 

REALIZZAZIONE SCENE E COSTUMI THEAMA FOR DANCE 

DANZATORI CORINNE CILIA, FILIPPO DOMINI, ANNA FORZUTTI, GAIA OCCHIPINTI, DELPHINA PARENTI, ADRIANO POPOLO RUBBIO, SILVIA ROSSI, JOEL WALSHAM, VALERIA ZAMPARDI, ERIK ZARCONE

ASSISTENTE ALLE COREOGRAFIE FERNANDO ROLDAN FERRER

ASSISTENTE ALLA PRODUZIONE FEDERICA CINCOTTI

MANAGEMENT VITTORIO STASI

UFFICIO STAMPA VERONICA PITEA

DIREZIONE TECNICA SAMMY TORRISI 

INGEGNERE DEL SUONO GAETANO LEONARDI

DIREZIONE GENERALE MARIA INGUSCIO

UNA PRODUZIONE SCENARIO PUBBLICO/COMPAGNIA ZAPPALÀ DANZA CENTRO NAZIONALE DI PRODUZIONE DELLA DANZA 

IN COPRODUZIONE CON BELGRADE DANCE FESTIVAL (BELGRADO), FONDAZIONE TEATRO COMUNALE DI MODENA, MILANOLTRE FESTIVAL (MILANO) 

COPRODUZIONE E RESIDENZA CENTRE CHORÉGRAPHIQUE NATIONAL DE RILLIEUX-LA-PAPE (LIONE)

IN COLLABORAZIONE CON M1 CONTACT CONTEMPORARY DANCE FESTIVAL (SINGAPORE), HONG KONG INTERNATIONAL CHOREOGRAPHY FESTIVAL (HONG KONG), TEATRO MASSIMO BELLINI (CATANIA)

CON IL SOSTEGNO DI MINISTERO DELLA CULTURA E REGIONE SICILIANA ASS.TO DEL TURISMO DELLO SPORT E DELLO SPETTACOLO

Con questa creazione Roberto Zappalà cura in profondità̀ l’estetica e il linguaggio del corpo, e lo fa dedicando un’intera serata a Johann Sebastian Bach, che con la sua musica cristallina e preziosa incarna per il coreografo l’ideale di un’arte pura e “onesta”.

Far vivere in danza l’ammirazione che Zappalà nutre da sempre per il grande musicista tedesco è stato il fattore trainante che gli ha permesso di comporre tra soli, duetti, trii e ensemble, alcune delle pagine coreografiche a lui più̀ care nella sua trentennale attività̀. La musica dalla risoluzione perfetta e neutra di Bach ha difatti esercitato un forte richiamo sul coreografo, rappresentando al contempo il contrasto e la sintesi musicale ideale per la sua danza, sensuale e istintiva.

Molte produzioni del repertorio della compagnia (Silent as, Patria, Naufragio con spettatore, ecc) hanno nella colonna sonora alcuni brani di Bach, da qui il desiderio di ricomporre, sviluppare ed elaborare in altra forma queste coreografie realizzate nel tempo. La ricorrenza dei 30 anni di attività̀ della Compagnia Zappalà Danza è stato per il coreografo l’occasione per costruire ex-novo e in alcuni casi ri-coreografare questi brani, e dedicare questo omaggio al suo compositore preferito.

Molti anni sono trascorsi da quando Roberto Zappalà si è confrontato con una creazione priva di una forte drammaturgia spesso legata al sociale, in Rifare Bach nessuna drammaturgia articolata e nessun intellettualismo, soltanto una stretta relazione tra l’estetica più eterea della musica e quella più carnale della danza per un viaggio denso di poesia.

Al centro della creazione un universo coreografico che mette il corpo, con la sua naturale bellezza e tutta la sua fragilità̀, quale elemento fondante e transito ineludibile.

La naturale bellezza del corpo dei danzatori e della musica di Bach ha nella creazione un corollario di suoni della natura e del mondo animale, come delle mini ouverture che introducono le note bachiane. Una natura quasi da alba dell’umanità̀ dove i suoni dell’oggi, della sua violenza e tragedia sono ancora assenti. Ascoltare la natura e i suoi “silenzi”, per un ritorno a un mondo dove sia ancora possibile intendere la “straziante e meravigliosa bellezza del creato” (1).

Il titolo Rifare Bach vuole anche essere un richiamo alle tante rivisitazioni musicali che nel tempo sono state fatte delle opere del compositore tedesco. E alcune di queste saranno parte della ricerca del coreografo nella composizione musicale dell’opera.

1 (Pasolini “Che cosa sono le nuvole?”)

“Gli esseri umani hanno da sempre guardato alla natura per comprendere il senso del loro essere qui e delle loro azioni. La natura è comune a tutti ed è la madre di tutti, considerare la natura equivale a considerare l’universalità̀ delle cose.

La definizione etimologica di universo pone l’accento sull’unità di corpo e scopo quindi universalità̀ equivale alla volontà̀ di unire tutti in una dimensione di convivenza.

La musica di Bach per quanto mi riguarda riesce ad unire ogni espressione d’arte sotto uno stesso involucro ed è strumento di creatività̀ infinita così come lo è la natura, anche quella che (nei suoni) sarà̀ presente nel mio lavoro e che ha stimolato la mia capacità cognitiva di creare e inventare e così il mio processo di acquisizione di conoscenze e comprensione attraverso il pensiero. Uno spazio dove silenzio, ascolto, percezione e gesto saranno presenti in modo unitario nel rispetto delle singole differenze.”

Roberto Zappalà