Home » la storia del Politeama

la storia del Politeama

La sala di via Monte di Dio,  edificata nel  1870 col nome di Politeama Giacosa, ha visto tra i suoi spettatori il principe Umberto di Savoia che andava per applaudire Milly; ha ospitato per molti anni il ballo di Carnevale, organizzato da piu' circoli, quando questi ultimi non avevano ancora sedi prestigiose ma rappresentavano l'élite della città; ha assistito al debutto nazionale di "Filumena Marturano"; haospitato addirittura il Circo Orfei, seguendo l'uso che in teatro si presentasse ogni genere di spettacoolo dal vivo.

Brucio' nell'autunno del 1957, appena conclusasi la prima dello spettacolo di rivista con Wanda Osiris, la diva della rivista. La compagnia era appena giunta al ristorante "La Bersagliera", quando il portiere del teatro corse ad avvisare che "se steva appiccianno tutte cose". Si racconta che Raimondo Vianello, nel cast della rivista in cartellone, raccontando l'indomani al suo amico Ugo Tognazzi, che chiedeva come fosse andato il debutto, gli disse che il successo era stato talmente caldo che il teatro bruciava ancora. Purtroppo la Wandissima perse tutto, perche' l'incendio danneggio' maggiormente il palcoscenico ed i suoi camerini. Quella sera cadde il buio sul Politeama, che resto' chiuso per molti anni.

Finalmente, il 23 dicembre del 61, in un tripudio di fiori, di tappeti rossi e di uno sfavillio di luci, il grande Nino Taranto, con uno sforzo economico non indifferente, restitui' agli spettatori napoletani il glorioso Politeama completamente rifatto con tecniche che per l'epoca erano all'avanguardia, con un grande palcoscenico capace di ospitare i piu' grandi spettacoli dell'epoca; nella ristrutturazione la pianta della sala fu concepita a gradini per dare migliore visibilita' agli spettatori; le comode poltrone in velluto blu facevano risaltare il giallo ocra del sipario, mentre le pareti erano rivestite in legno. Lo spettacolo inaugurale fu ''Rinaldo in Campo'' della premiata ditta Garinei&Giovannini, con Domenico Modugno Delia Scala, Paolo Panelli, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Fu  emozionante il momento in cui  le luci delle appliques che adornavano i palchi iniziarono a spegnersi lentamente, mentre piano piano veniva tirato il sipario e compariva Delia Scala. Un fragoroso applauso coinvolse tutta la sala, tanto da stupire anche la famosa attrice che pero' si riprese subito con professionalita' per dare inizio allo spettacolo. La stagione 61/62 prosegui' con uno spettacolo del padrone di casa, Nino Taranto, che rappresento' prima ''Vado per vedove'' e subito dopo ''Pensaci Giacomino'', seguirono Ornella Vanoni in ''L'idiota'', i concerti di Dalida e Chet Baker, il teatro Mediterraneo diretto da Mico Galdieri portò al Politeama ''Liola' '' con Achille Millo e regia di Vittorio De Sica, e ''De Pretore Vincenzo'' di Eduardo De Filippo, che ne curò anche la regia. 

Ma nonostante i successi, la gestione non riusci' a fare fronte ai tantissimi impegni finanziari assunti per la ricostruzione (pensare che il solo lampadario che troneggia al centro della cupola fu pagato dieci milioni delle vecchie lire nel 61!) e seguì il fallimento.

Il 18 marzo del 1964 si riaccesero le luci del Politeama. Questa volta la gestione era del Commendatore Giuseppe Scarano, affiancato dal direttore Cozzolino, dai fratelli Carosone al botteghino ed in sala la mascherina Susy, tutti entrati nella storia del teatro. Lo spettacolo scelto per la riapertura fu ''Trecentosessantacinque'', con Marisa del Frate e Raffaele Pisu; nello scorcio di quella stagione teatrale torno' al Politeama Carlo Dapporto con le sue 24 Bluebell,  e fu ripreso ''La Gioia'', rivista di Michele Galdieri, ospitata qualche mese prima al teatro Mediterraneo. Ma il vero trionfo di quella mini stagione fu ''My fair lady'' con Gianrico Tedeschi, Mario Carotenuto e Delia Scala, un trionfo con dieci giorni di esauriti e posti aggiunti, sebbene il teatro Politeama avesse una capienza di 1100 posti. Ormai era diventato un fiore all'occhiello per Napoli, tanto che nel settembre 1964 si decise di trasferire su quel palcoscenico anche il Festival della canzone Napoletana, che allora godeva ottima salute. Quell'anno vinse ''Tu si na' cosa grande'', cantata da Ornella Vanoni e da Domenico Modugno che ne era anche l'autore.

Da quell'anno il Politeama e il  San Ferdinando furono gli unici teatri di Napoli ad avere una programmazione continua e sempre più importante: nella stagione 64/65, per il periodo natalizio, fu applaudito ''Rugantino'' con Aldo Fabrizi, Toni Ucci ed Ornella Vanoni; seguirono Nino Taranto Luisa Conte e Dolores Palumbo in ''Miseria e Nobilta' '', in febbraio furono in scena Renato Rascel e Delia Scala in ''Il Giorno della Tartaruga'' ancora di Garinei&Giovannini; Dario Fo' e Franca Rame in ''Settimo: ruba un po' meno'', Marisa del Frate e Gino Bramieri in ''Italiani si nasce''; Erminio Macario e le sue donnine in ''Febbre Azzurra 65'', ed infine Carlo Dapporto con Miranda Martino in ''I Trionfi''. Piatto forte della stagione 65/66 fu la coppia Monica Vitti e Giorgio Albertazzi in ''Dopo la caduta'' di A. Miller, presente in sala alla prima seduto in una poltrona di quinta fila; ancora Dapporto e la Martino in ''L'Onorevole''; poi un giovane Pippo Baudo con Carla Puccini per uno spettacolo di musica leggera, e torno' anche l'operetta, con Elvio Calderoni Carlo Campanini ed Aurora Banfi. La stagione 66/67 vide protagonista fra i 24 spettacoli in cartellone Alighiero Noschese in uno spettacolo della ditta G &G, ''La voce dei padroni''; tornarono Gino Bramieri e Marisa del Frate in ''L'Assillo infantile'', e a  Natale Ermino Macario presentò ''Pop a tempo di Beat''. Torno' anche ''Rinaldo in campo'' sempre con Domenico Modugno e Delia Scala, che concluse la sua carriera teatrale proprio con questo spettacolo, ed a fine stagione una rivista strepitosa, ''La Minidonna'', con Sandra Mondaini, Antonella Steni ed Ave Nichi. Il successo fu tale che, essendo il teatro libero ed anche la compagnia, le recite furono procrastinate per un'altra settimana. Ormai andare al Politema era un rito, e per un certo tipo di societa' napoletana rappresentava uno status symbol avere l'abbonamento a questo teatro. Quando a maggio esponeva il cartello chiusura estiva veniva un po' di magone, ma per ovviare questa tristezza nel luglio del 67, nonostante il gran caldo, la Direzione decise di riaprirlo per ospitare, reduce dai trionfi al Sistina, ''Brasiliana 67 show'', che trascinava e coinvolgeva il pubblico in sala invitandolo a ballare. Ad inaugurare, invece, la stagione 67/68 ci pensarono Erminio Macario e Raffaella Carra' in ''Non sparate al reverendo''; seguirono Valeria Moriconi, Paolo Ferrari e Mario Scaccia, Luciano Salce, Laura Adani, Lia Zoppelli e Tino Carrano in ''Questa sera si recita a soggetto'', ed ancora Ernes Zacconi, Paolo Stoppa, Rina Morelli, Sarah Ferrati diretti da F. Zeffirelli in ''Un Equilibrio delicato''; come al solito G & G presentarono il musical dell'anno, ''Viola Violino e Viola d'Amore'', con Alice ed Ellen Kessler ed Enrico Maria Salerno; la stagione si concluse con due grandi: Raf Vallone ed Alida Valli in ''Uno Sguardo dal ponte''. Per la stagione 68/69 il pubblico applaudì ''Aspettando Jo'', con Catherine Spaak ed Jonny Dorelli, che tornarono, superinnamorati, anche nella stagione 69/70 con ''Promesse Promesse''. Lanciato ormai nell'Olimpo dei grandi teatri italiani, nel Gennaio 1970 al Politeama arrivò il grande evento: una serie di concerti di Mina e Giorgio Gaber. Parlare di trionfo e' riduttivo, non c'era mai un posto libero, il pubblico li rivedeva più volte, non sarebbero bastati mesi di programmazione, tanto che i due big tornarono anche nel gennaio 71. In quegli anni Valeria Moriconi recitava "Filumena Marturano", Mariangela Melato "Anna dei miracoli", Carmelo Bene scandalizzava la città.

Dal 1994, cambiando varie gestioni, il Politeama perse il suo predominio, e tende da quest'anno a ridiventare uno dei più importanti locali di Napoli.